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IL CASO

“Il diritto al riposo non è negoziabile ”

I residenti del centro storico scrivono al Comune

“Il diritto al riposo non è negoziabile ”

Avventori davanti al locale sotto le abitazioni

CHIOGGIA - Il confronto sulla vivibilità torna al centro del dibattito cittadino. Il comitato dei residenti del centro storico ha inviato a sindaco e assessori una lettera aperta chiedendo di riportare la discussione “su un piano di realtà”, perché “non si sta parlando di opinioni, ma di diritti fondamentali sistematicamente conculcati”. Al centro il tema del rumore, della gestione degli spazi pubblici e delle abitudini legate alla movida.

“Il diritto al riposo, alla salute e alla vivibilità nelle nostre abitazioni, tutelato dall’articolo 32 della Costituzione, non è negoziabile” scrive il comitato, denunciando come negli anni si sia consolidata “una distorsione evidente”, con modalità di gestione dei locali percepite dagli esercenti come “diritti acquisiti”. “Non lo sono” ribadiscono, segnalando assembramenti rumorosi sotto le abitazioni, consumo incontrollato di alcol all’esterno, occupazione stabile dello spazio pubblico, musica ad alto volume sia di giorno che di notte.

Per il comitato la normativa esistente sarebbe già sufficiente a garantire la tutela della vivibilità urbana. “L’articolo 659 del Codice Penale sanziona il disturbo del riposo, la legge 447 del 1995 impone limiti precisi alle emissioni sonore e i regolamenti comunali prevedono strumenti chiari. Il problema non è la mancanza di regole, ma la loro sistematica elusione o mancata applicazione”.

Per i residenti continuare a chiedere orari più ampi senza affrontare questi comportamenti significa “scaricare sui residenti le conseguenze di una gestione non adeguata dello spazio pubblico e della clientela”. Il comitato critica anche chi sostiene che la città non sarebbe adatta ai giovani o invita i residenti a trasferirsi altrove. “Chi parla così dimostra di non voler convivere con la città, ma di volerla utilizzare senza limiti. La convivenza non è un’opzione, è un obbligo”.

I residenti ricordano che il centro è prima di tutto un luogo di residenza “non una zona franca dove tutto è tollerato in nome dell’incasso”, e che chi vi abita “ha diritto a condizioni di vita dignitose, non a subire ogni sera rumore, degrado e comportamenti indecorosi. Dove le regole non vengono rispettate la limitazione degli orari non è un’ingiustizia: è una misura minima di tutela” afferma il comitato, che invita anche gli operatori virtuosi a sostenere controlli più rigorosi. “Oggi senza controlli vale tutto e pagano sempre gli stessi”.

La responsabilità, concludono, non può essere affidata al “buonsenso” degli operatori né scaricata sui cittadini. “Spetta all’amministrazione garantire il rispetto delle norme, applicarle e farle rispettare in modo sistematico. Le abitudini scorrette non diventano diritti solo perché reiterate nel tempo. E i diritti dei residenti non sono più alienabili”.

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