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italia
24.04.2026 - 22:09
VENEZIA - Il settore della ristorazione italiana entra nel 2026 con segnali di crescita moderata ma anche con forti elementi di incertezza. È quanto emerge dal Rapporto Ristorazione FIPE 2026, che fotografa un comparto in fase di consolidamento dopo la ripresa post-pandemica, ma ancora esposto alle tensioni economiche internazionali e a una domanda interna in evoluzione.
Nel 2025 il prodotto interno lordo è cresciuto dello 0,5%, in rallentamento rispetto all’anno precedente, mentre per il 2026 si prevede una lieve accelerazione allo 0,8%, trainata soprattutto dalla domanda interna. Tuttavia, il quadro resta fragile, anche a causa di un maggiore dinamismo delle importazioni rispetto alle esportazioni e degli effetti ancora incerti delle tensioni internazionali.

Sul fronte dei consumi, il 2025 ha confermato una crescita dell’1%, sostenuta sia dai beni che dai servizi. Tra i comparti, la ristorazione e l’alloggio mostrano una dinamica positiva ma più contenuta rispetto al passato, con un incremento dell’1%.

Più vivaci abbigliamento, arredamento e trasporti, mentre resta stabile la spesa per alimentari e bevande.
Il rapporto evidenzia come il valore aggiunto dei servizi di ristorazione abbia raggiunto nel 2025 i 59,3 miliardi di euro, segnando un incremento reale dello 0,5% rispetto al 2024 e del 3,1% rispetto al periodo pre-Covid. Un dato che conferma la piena ripresa del settore, ormai stabilmente tornato sopra i livelli pre-pandemici.
Anche il mercato del lavoro mostra segnali di crescita, con oltre 1,3 milioni di unità di lavoro nel comparto e un aumento dell’1,7% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, il settore evidenzia dinamiche contraddittorie: da un lato cresce l’occupazione complessiva, dall’altro si registra una riduzione del numero di dipendenti nelle imprese della ristorazione, pari a oltre 114 mila unità in meno rispetto al 2024.

Nel 2025 i prezzi dei servizi di ristorazione sono aumentati mediamente del 3,2%, più dell’inflazione generale ferma all’1,5%. Nei bar l’aumento è stato del 3,7%, con punte più alte per gelateria e pasticceria, mentre nei ristoranti tradizionali la crescita si è attestata intorno al 3%.
Sul piano strutturale, le imprese attive nella ristorazione sono 324.436, in lieve calo rispetto all’anno precedente. Di queste, quasi 195 mila ristoranti, oltre 124 mila bar e circa 4 mila imprese di catering e ristorazione collettiva. Il saldo tra nuove aperture e chiusure resta negativo, segno di un turnover elevato e di un mercato ancora selettivo.
“Il quadro che emerge è quello di un settore che ha ormai superato in termini reali i livelli pre-pandemia, ma che si trova in una fase di consolidamento più che di espansione sostenuta”, evidenzia il rapporto, sottolineando come le imprese operino in un contesto di crescente incertezza che frena la propensione agli investimenti.
Nel 2025 meno di un terzo degli imprenditori ha realizzato investimenti e solo il 25,8% prevede ammodernamenti nel 2026. Una cautela che riflette un clima di fiducia tornato ai livelli pre-Covid ma ancora instabile.
Dietro i numeri si muove un mondo imprenditoriale fortemente radicato nel territorio. L’età media degli imprenditori è di 53 anni, con circa 19 anni di esperienza. Il settore resta fortemente familiare: il 37,3% delle imprese è a conduzione familiare e oltre sette imprenditori su dieci coinvolgono parenti nella gestione quotidiana dell’attività.
“La famiglia rappresenta un elemento centrale nei percorsi imprenditoriali della ristorazione, sia come canale di ingresso sia come fattore di continuità”, si legge nel rapporto, che evidenzia come valori, competenze e identità aziendale siano spesso trasmessi all’interno del nucleo familiare.

Sul fronte dei consumi, nel 2025 gli italiani hanno speso circa 100 miliardi di euro per mangiare fuori casa, pari a un terzo della spesa alimentare complessiva. Il numero di visite nel settore si attesta su circa 8 miliardi, con uno scontrino medio di 10,70 euro in crescita del 3%.
Tuttavia, non tutte le occasioni di consumo seguono lo stesso andamento: il pranzo mostra una lieve crescita, mentre colazione, cena e aperitivo registrano cali, con quest’ultimo penalizzato anche da cambiamenti nelle abitudini dei consumatori più giovani.
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