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veneto
25.04.2026 - 12:39
VENEZIA - Dalla benzina al carrello della spesa, la nuova fiammata dei prezzi rischia di travolgere le famiglie italiane: è l’allarme lanciato dall’Codici, che mette in guardia su una possibile nuova fase inflattiva alimentata dalle tensioni internazionali e, in particolare, dalla guerra in Medio Oriente.
La recente lieve discesa dei carburanti, spiegano dall’associazione, non deve ingannare. Il quadro economico resta infatti “fortemente critico” e segnato da rischi concreti di una nuova impennata dei prezzi, con effetti che si estendono dall’energia alla logistica fino ai beni alimentari, incidendo direttamente sui consumatori. Secondo i dati aggiornati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio nazionale della benzina self si attesta a 1,736 euro al litro, mentre il diesel self raggiunge 2,062 euro al litro. Valori in calo rispetto ai picchi di inizio aprile, quando il diesel aveva toccato i 2,185 euro al litro, ma ancora nettamente superiori ai livelli di inizio marzo. Il ribasso, pari a circa il 5,6% sul diesel, non compensa quindi gli aumenti precedenti.
Si tratta, secondo Codici, di una discesa fragile. Il petrolio Brent resta sopra i 100 dollari al barile e il prezzo del gas mostra nuovi segnali di tensione, mentre le quotazioni dei raffinati, soprattutto del diesel, sono già tornate a salire. Elementi che fanno ritenere come il calo alla pompa possa essere solo temporaneo. A confermare la portata strutturale della crisi energetica è anche il rapporto dell’Agenzia internazionale dell’energia, secondo cui il conflitto ha già determinato la perdita di circa 120 miliardi di metri cubi di GNL tra il 2026 e il 2030, pari al 15% delle forniture globali previste. Le stime attuali indicano un’inflazione nel breve periodo tra l’1,4% e l’1,6%, con un dato annuo prospettico compreso tra il 2,3% e il 2,7%.
A pesare è anche la situazione nello Stretto di Hormuz, dove le tensioni stanno causando congestioni nelle rotte alternative e un aumento dei costi di trasporto, con rincari fino a 2.500 dollari per container e incrementi del trasporto su strada fino al 10%. Costi che si trasferiscono rapidamente sui prezzi finali dei beni. Le stime parlano di aumenti dei prezzi alimentari compresi tra lo 0,8% e l’1,8%, con rischi di ulteriori rialzi nei mesi estivi, in particolare per ortofrutta, prodotti freschi e filiere refrigerate.
Le prospettive non sono rassicuranti nemmeno nell’ipotesi, ritenuta poco probabile, di una cessazione immediata delle ostilità. In questo scenario, gli effetti economici già prodotti resterebbero permanenti, con il diesel compreso tra 1,95 e 2,05 euro al litro e la benzina tra 1,70 e 1,75 euro. L’inflazione si attesterebbe comunque tra l’1,3% e l’1,5% nei mesi successivi e la spesa delle famiglie rimarrebbe superiore ai livelli pre-crisi, con un impatto stimato tra i 30 e i 45 euro al mese.
Lo scenario più realistico, secondo molti osservatori, è però quello di una prosecuzione della crisi fino all’autunno 2026. In questo caso il quadro diventerebbe sensibilmente più pesante, con il diesel stabilmente tra 2,10 e 2,25 euro al litro e la benzina tra 1,80 e 1,90 euro. L’inflazione rischierebbe così di stabilizzarsi tra il 2,5% e il 3% su base annua. Non solo: una parte crescente degli economisti non esclude un’evoluzione ancora più critica, con un possibile ritorno dell’inflazione verso il 4% o addirittura il 5% nei prossimi mesi.
Per i consumatori italiani ciò si traduce in un aumento strutturale del costo della vita, che non riguarda soltanto i carburanti ma l’intera filiera economica. In caso di inflazione al 5%, una famiglia media, considerando una spesa mensile di 2.755 euro secondo i dati Istat, rischierebbe un aggravio di circa 138 euro al mese, pari a oltre 1.650 euro l’anno. Una nuova stangata sul potere d’acquisto che colpirebbe soprattutto i nuclei già messi sotto pressione dai rincari di carburanti, energia, logistica e beni alimentari.
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