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veneto
25.04.2026 - 13:37
VENEZIA - Tra chat, vocali ed emoji che scandiscono la quotidianità digitale, gli italiani non hanno smesso di affidarsi a un mezzo considerato ormai “storico”: l’SMS. Nonostante il dominio di WhatsApp e delle altre app di messaggistica istantanea, il caro vecchio messaggino resiste, mantenendo un ruolo tutt’altro che marginale nelle abitudini comunicative del Paese.
A fotografare questo scenario è un’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research, che evidenzia come la comunicazione digitale non abbia cancellato le forme più tradizionali, ma le abbia piuttosto integrate. Le app di messaggistica sono oggi centrali nella vita quotidiana degli italiani, utilizzate soprattutto per mantenere i contatti con amici e familiari, ma sempre più spesso anche in ambito lavorativo. Il 44% degli intervistati, pari a oltre 17 milioni di persone, dichiara infatti di utilizzare le chat anche per motivi professionali, con percentuali che superano il 50% nella fascia tra i 25 e i 44 anni. Un dato che conferma come la messaggistica non sia più soltanto uno strumento informale, ma un vero canale strutturato di comunicazione.
A spingere verso i messaggi rispetto alle telefonate è soprattutto la percezione di minore invasività. Più della metà degli italiani, il 55,5%, preferisce scrivere perché considera questo tipo di comunicazione meno impegnativo. Il 45% apprezza inoltre la possibilità di rispondere con i propri tempi, senza la pressione dell’immediatezza tipica della chiamata. A questo si aggiunge il valore della comunicazione scritta, che rimane nel tempo e può essere riletta, oltre a motivazioni pratiche ed economiche: inviare messaggi costa meno e, per una parte significativa della popolazione, parlare al telefono resta poco gradito. Quasi un italiano su cinque ammette infatti di non sopportare le telefonate.
Accanto ai vantaggi, emergono però anche le irritazioni legate alle nuove forme di comunicazione. Tra i comportamenti più fastidiosi segnalati dagli intervistati spicca il cosiddetto “visualizzato senza risposta”, che infastidisce quasi una persona su due. Seguono le catene di Sant’Antonio e i messaggi indesiderati di natura politica o commerciale. Tra le abitudini meno apprezzate figurano anche l’inserimento forzato nei gruppi, l’invio di messaggi spezzettati o ripetitivi e gli audio troppo lunghi. Anche dettagli apparentemente secondari, come l’uso delle maiuscole o le risposte affidate esclusivamente a un’emoji, contribuiscono a delineare un vero e proprio galateo digitale sempre più riconoscibile.

In questo panorama dominato dalle app di messaggistica, però, l’SMS continua a resistere. Il 59,9% degli italiani, circa 23 milioni di persone, dichiara di utilizzarlo ancora, anche se spesso in modo occasionale. Non mancano comunque circa 3,6 milioni di utenti abituali. Le ragioni di questa persistenza sono diverse: in molti casi si tratta di una scelta obbligata, soprattutto quando il destinatario non è raggiungibile tramite app. In altri casi, invece, gli SMS vengono preferiti per la loro semplicità, per la possibilità di inviare risposte rapide preimpostate o per comunicare con persone meno abituate alla tecnologia, come gli anziani.
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